La Fondazione danese Carlsberg con un cospicuo stanziamento ha assicurato la prima campagna di scavi, che avrà luogo quest'anno nei mesi di giugno e luglio. Anche la Fondazione Nordica di Studi Umanistici NOS-H e la Fondazione Famiglia Rausing dell'Istituto Svedese a Roma contribuiscono a questa impresa. Il lavoro verrà condotto in stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per il Lazio nelle persone del Soprintendente Dott.ssa Anna Maria Reggiani e della Dott.ssa Giuseppina Ghini, che sta effettuando scavi nel Santuario di Diana a Nemi, fin dal 1989.
La coordinatrice dei partecipanti e responsabile del lavoro sarà la Dott.ssa Pia Guldager Bilde dell'Istituto di Archeologia Classica dell'Università di Aarhus. All'amanuense Birte Poulsen , dell'Istituto di Archeologia Classica dell'Università di Copenaghen sarà affidata la registrazione dei reperti. Inoltre prendono parte al progetto, che proseguirà nelle quattro estati seguenti (fino al 2002), circa 20 studenti provenienti dai paesi nordici oltre ai lavoratori italiani.
Nemi è una importante località latina e romana. La sua rilevanza è dovuta tanto alla presenza del grande santuario di Diana quanto alle due fastose navi dell'epoca di Caligola (37-41 d. C.). Il lago era circondato da un sistema di banchine, e la villa, presumibilmente di proprietà dell'imperatore, era posta direttamente sul lago, e deve avere costituito una componente importante di tutto il complesso. Gli scavi della villa hanno due scopi principali: contribuire alla comprensione dello straordinario complesso di santuario e potere imperiale, e vedere la villa come una parte dello sviluppo abitativo sui Colli Albani e dell'interscambio tra questa zona e la grande città di Roma.
Nelle pagine che seguono si troveranno dei resoconti riguardanti tanto il
progetto degli scavi che quello della villeggiatura. L'iniziativa, tra l'altro,
ha avuto un preliminare nella mostra allestita alla Ny Carlsberg Glyptotek a
Copenaghen nell'estate 1997. In relazione a questa esposizione è stato
pubblicato un bel libro, bene illustrato, che dà una ampia e dettagliata
introduzione alla zona:
P. Guldager Bilde & M. Moltesen (ed.), I Dianas hellige lund. Fund fra en helligdom i
Nemi (In the sacred grove of Diana.Finds from a sanctuary at Nemi) Ny
Carlsberg Glyptotek 1997. (240 s.)
Nel vol. 24 del periodico pubblicato
dall'Accademia di Danimarca, Analecta Romana Instituti Danici, si trova anche un
articolo sui reperti scultorei rinvenuti a Nemi: P. Guldager Bilde, "Chio
d(onum) d(edit): Eight Marble Vases from the Sanctuary of Diana Nemorensis",
ARID 24, 1997: 53-81.
Ulteriori informazioni si possono avere presso i seguenti indirizzi:
Prof.ssa Pia Guldager
Bilde, Istituto di Archeologia Classica dell'Università di Aarhus, DK-8000
Aarhus C, tel. 0045 8942 2293
Prof.ssa Barbro Santillo Frizell, Istituto
Svedese di studi classici , Via Omero, 14 - 00197 Roma, tel. 06 3201966
1 Santuario e ville presso il lago di Nemi.
Il lago di Nemi è
situato nel Latium (Lazio) sui Colli Albani, a ca. 25 km. a sud di Roma. Così
come il lago di Albano, di dimensioni maggiori, si trova nel cratere di un
vulcano spento. Il lago ha una superficie di 1, 67 km² (1,8 km. x 1,3 km.) e si
trova a 316 m. sopra il livello del mare. Sul bordo del cratere, alto ca. 150 m.
si trovano, a nord est Nemi, a sud ovest Genzano. La zona viene citata a ragione
come uno dei posti più suggestivi d'Italia dal punto di vista naturalistico, e,
come parte del Parco Regionale dei Castelli Romani, si è grosso modo conservato
intatto. Le antiche strutture intorno al lago non hanno subito l'aggressione di
sovrastrutture medievali o di epoche più recenti.
Intorno al lago si trova una serie di antiche strutture:
A) A nord si trova il santuario di Diana Nemorense, conosciuto fin dal VI
sec. a. C., e che dal II sec. a.C. è attestato quale maggiore santuario del
Lazio. Molto ben conservati sono una terrazza di 200 x 175 m. (35.000 m²) e un
muro di sostegno alto 10 m. realizzato in opus incertum verso nord est, est e
sud. In queste zone, già nel Cinquecento si iniziarono gli scavi di antichità, e
quest'attività aumentò notevolmente fino a raggiungere le punte massime alla
fine del'Ottocento. I reperti vennero venduti a vari musei, tra i quali figura
la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen (a cominciare dal 1888).
Fr.
Poulsen, "Nemi Studies," ActaArch 12, 1941: 1-52. - P. J. Riis, "The Cult Image
of Diana Nemorensis," ActaArch 37, 1966: 67-75. - M. Moltesen, "To akrolither i
Ny Carlsberg Glyptotek", Klassisk arkæologiske Studier København 1986: 289-297.
- P. Guldager Bilde, "The Sanctuary of Diana Nemorensis. The Late Republican
Acrolithic Cult Statues", ActaArch 66, 1995: 191-217. - P. Guldager Bilde &
M. Moltesen (red.), I Dianas hellige lund. Fund fra en helligdom i Nemi (In the
sacred grove of Diana. Finds from a sanctuary at Nemi), Ny Carlsberg Glyptotek
1997 (240 s.). - P. Guldager Bilde, "Chio d(onum) d(edit): Eight Marble Vases
from the Sanctuary of Diana Nemorensis", ARID 24, 1997: 53-81.
I reperti di
Nottingham sono stati sommariamente pubblicati da A.G. MacCormick, Mysteries of
Diana. The Antiquities from Nemi in Nottingham Museum, 1983. For fundene i
Philadelphia se P. Guldager Bilde & M. Moltesen, "Catalogue of a Group of
mainly Hellenistic Sculptures from the Sanctuary of Diana Nemorensis in the
University Museum, Philadelphia", ARID 27, 1999 (in preparazione).
Nel 1989 la Dott.ssa Ghini della Soprintendenza Archeologica per il Lazio, ha
iniziato una ricerca archeologica sistematica del santuario.
G. Ghini, "La
ripresa delle indagini al santuario di Diana a Nemi", QuadAEI 21, Archeologia
Laziale XI,2 1993: 277-289. - G. Ghini, "Il Santuario di Diana a Nemi (RM):
Nuove Ricerche", Settlement and Economy in Italy 1500 BC - AD 1500, Neil
Christie (ed.), Oxbow Monograph 41, 1995: 143-154. - G. Ghini & S. Gizzi, Il
Lago di Nemi & il suo Museo, Roma 1996.
Riguardo i culti praticati nel santuario si trovano varie fonti scritte, che vennero scrupolosamente studiate da J. G. Frazer e riportate nell'opera tanto importante da un punto di vista storico-religioso, The Golden Bough. A study in Magic and Religion I-II, 1890 (e seguenti): Il ramo d'oro: studio sulla magia e la religione, Torino 1965.
B) Il santuario è collegato con la Via Appia presso Via Virbia, il cui lastricato è per la maggior parte conservato.
C) A sudovest, nella zona di Santa Maria, si trovano i significativi resti di
una villa romana, situata su alcune terrazze sul lato ovest del lago sotto la
Via Virbia. Negli scavi degli anni Ottanta dell'Ottocento si segnalava un
ninfeo, una colossale cisterna, muri in reticolato, colonne di marmo e di
granito, "alcuni capitelli corinzi, le basi di alcune colonne", delle erme, una
delle quali con il nome del commediografo Menandro, fregi in terracotta
provenienti dagli edifici, e molto altro ancora. Molte di queste strutture sono
attualmente visibili. I reperti non pubblicati si trovano presumibilmente in
parte nel Museo Nazionale Romano.
L. Borsari, "Scavi in contrada S. Maria",
Notizie degli Scavi 1888: 194-196, 393-394. - G. Tomassetti, La Campagna
Romana II, Roma 1910: 269. - A.P. Frutaz, Le carte di Lazio I-III,
Roma 1972: 132-134, tav. 62.1. - L. Devoti, Campagna Romana Viva, Speculum
Dianae, Il lago della Selva Aricina oggi di Nemi, 1987: 16-30.
D) Al di sotto della villa si trova l'apertura al canale sotterraneo,
l'emissario, lungo 1.653 m., scavato - in un periodo non conosciuto - sul
bordo del cratere per regolare il livello delle acque nel lago.
G. Ucelli,
Le Navi di Nemi, Roma 1950: 39-56. - G. Ucelli, "L'emissario del lago di Nemi",
Le meraviglie del passato II, 1954: 391-398. - V. Castellani & W.
Dragoni, "Opere arcaiche per il controllo del territorio: gli emissari
sotterranei dei laghi albani", M. Bergamini (ed.), Gli etruschi maestri di
idraulica, Perugia 1991: 43-60.
E) In vari punti intorno al lago sono conservati pietre squadrate, pali di
legno e parti in calcestruzzo, che ne abbracciavano tutta la circonferenza.
G. Ucelli, Le Navi di Nemi, Roma 1950: 119 ff.; fig. 123-126, 132-134.
F) Nel lago furono rinvenute due navi dal fondo piatto, lunghe ca. 70 m.
ciascuna, che negli anni tra il 1929 e il 1932 furono recuperate dall'acqua e
esposte in un museo di nuova costruzione. Queste navi vennero poi distrutte
dall'incendio del 1944. Grazie alle iscrizioni in esse contenute, le due
imbarcazioni si possono datare all'epoca dell'imperatore Caligola (37-41 d. C.).
Si tratta di strutture fastose adibite probabilmente alla celebrazione di feste
e alle rappresentazioni, come si sa dagli antichi testi che parlano di analoghe
imbarcazioni (non conservate).
G. Ucelli, Le Navi di Nemi, Roma 1950.
Cf. "Il progetto
Diana" Ricostruzione della 'prima nave' romana del Lago di Nemi
Ad ovest del museo delle navi ci sono i resti di un'altra villa romana. Resti
di altre due ville si trovano sul bordo occidentale del cratere. Molto vicino, e
in basso rispetto alla città di Nemi, si trova un piccolo stabilimento termale,
che venne rinnovato e conservato per ospitare la cappella dedicata a San Nicola.
2 Scavi di Villa Santa Maria. Formulazione
del progetto, finalità.
Giulio Cesare (101-44 a. C.) possedeva una villa
vicino al santuario (Cicerone, Ad. Att. VI, 1, 25; XV, 4a, 5; Svetonio, Iul.
Caesar 46), e questa normalmente viene identificata con la suddetta villa C,
Villa Santa Maria. L'imperatore Caligola era il committente delle navi F, e da
Svetonio sappiamo, Caligola 35,3, che era lui ad essere interessato al santuario
di Diana. Perciò è ovvio supporre che anche lui, grazie al sistema della
successione, abitasse nella villa di Cesare. Una relazione tra la villa, la
banchina intorno al lago, le navi e anche il santuario è una supposizione che
trova molti sostenitori e che non viene contraddetta dagli interessanti reperti
rinvenuti nella villa, che, però, non sono mai stati studiati sistematicamente.
Il progetto ha come precipuo scopo specialistico, attraverso studi critici e ricerche archeologiche, quello di studiare l'eventuale correlazione tra il santuario, la villa e le navi, insieme agli aspetti sociali, politici e religiosi inerenti a questa correlazione. Si delinea l'immagine di una forte influenza proveniente dalle istituzioni monarchiche greche ed ellenistiche. Questa rappresenta la seconda fase della vita del santuario, dove gli influssi da oriente si affermano sempre di più. La prima risale al II sec. a. C. dove l'ispirazione tratta dai grandi santuari ellenistici per la monumentalizzazione del santuario di Diana è innegabile. La stessa ispirazione è anche la premessa per la coeva monumentalizzazione di altri grandi templi latini come il Tempio della Fortuna di Palestrina e quello di Ercole Vistor di Tivoli. Nel I sec. a. C. tutto il cratere di Nemi sotto l'influsso dei regni ereditari ellenistici di Siria e di Egitto venne trasformato in un distretto sacrale, in un ampliamento del sacro bosco di Diana con l'imperatore come importante componente.
La ricerca ha lo scopo di allargare le conoscenze relative alle strutture costruttive nella globalità del primo periodo imperiale, appunto sulla storia della villa e la sua funzione. Non si può parlare di scavi relativi a tutta la villa, di cui non si conoscono i confini, e che, in analogia con altre ville di altri imperatori e di altri altolocati può ricoprire una superficie di varie migliaia di metri quadrati. Gli scopi sono tre: chiarire la relazione tra le banchine e la villa, chiarire il periodo di costruzione della villa (ed eventualmente la sua pre-istoria) attraverso lo scavo in profondità, e portare allo scoperto alcune unità spaziali prescelte per far luce sulla disposizione della villa e i suoi accessori.
Lo studio della villa, così come è accennato qui, ha lo scopo di darne un'interpretazione nell'ambito del contesto tardo ellenistico e romano in cui si venne a trovare. La ricerca si inserisce nello stesso tempo in un progetto interdisciplinare, il cui argomento è la villeggiatura sui Colli Albani dall'antichità ai giorni nostri.
| rapporto 1999 | rapporto 2000 | rapporto 2002 |
3 La villeggiatura sui Colli Albani dall'antichità ai giorni nostri
Dall'antichità a oggi il modello di insediamento abitativo sui Colli Albani
può essere compreso in rapporto alla città di Roma. Sia dal punto di vista
storico sia dal punto di vista religioso i legami furono molto stretti, e l'area
ha funzionato per lungo tempo come zona dove le classi elevate romane
trascorrevano il tempo libero.
Sui Colli Albani gli antenati dei romani e dei latini fondarono le loro prime città, e sul monte più alto, Monte Cavo, c'era il loro comune centro di culto, il tempio di Giove Latiaris. La lega latina, che tra l'altro si riuniva nel santuario di Diana a Nemi, già nel V sec. a C. e fino al suo scioglimento nel 338 a. C. fu dominata da Roma. In questi anni molte delle città di quest'area vennero inglobate dalla capitale Roma, e la costruzione della Via Appia nel 312 a. C. mette in evidenza proprio questo predominio definitivo. Nello stesso tempo continuavano a esistere città come Bovillae, Ariccia, Lavinium, Velletri e Tusculum e le fonti scritte e i ritrovamenti archeologici ci documentano che l'aristocrazia romana, in ogni caso dal II sec. a. C., ne fece un comprensorio dove trascorrere il tempo libero, dove praticare l'otium. Tra gli altri anche Pompeo, Cicerone, Cesare e gli imperatori Tiberio, Domiziano e Antonino Pio avevano qui le loro ville. Queste rappresentavano la cornice di una cultura raffinata e orientata verso il mondo greco, tipica del ceto dirigente; cultura che, in vari modi, si distingueva dalla cultura cittadina ufficiale. Solo presso i laghi di Albano e di Nemi si conoscono circa 50 ville e strutture, di cui soltanto la minima parte sono state oggetto di studio. Nel 202 d. C. ca. venne fondata la guarnigione Castra Albana, la cui pianta e i cui monumenti entrarono a far parte della Albano medievale (e attuale).
Nell'epoca tardo antica le ville vennero abbandonate e anche il numero degli abitanti scese drasticamente.
Nel Medioevo i Colli Albani divennero oggetto di contesa nella rivalità tra le grandi famiglie feudali. Nei conflitti di forza che agitavano Roma, l'importanza strategico-militare della zona condusse all'installazione e all'ampliamento di fortezze come quella dei Colonna a Marino, a Genzano e a Nemi, e quella della famiglia Caetani ad Albano. Tra il X e il XII sec. i principi di Tuscolo dominarono Roma. Quando il potere papale prese di nuovo il sopravvento sulle famiglie romane in conflitto, iniziando così la costruzione di uno stato territoriale, Roma divenne di nuovo un centro incontrastato, e l'importanza militare della zona diminuì. Le fortezze , a cominciare dal Rinascimento, vennero adattate a ville per i soggiorni estivi delle grandi famiglie e come luoghi dove potersi concedere il riposo. Architetti più o meno famosi si occuparono di questi impianti talvolta davvero grandiosi. Agli inizi del Seicento il papa si annettè Castel Gandolfo e costruì una residenza estiva là dove sorgeva la grande villa di Domiziano. La famiglia Chigi, con il contributo di Bernini, fece di Ariccia un notevole impianto barocco. A Velletri si diffuse un ramo dei Borgia, di cui famosissimo membro fu il cardinale Stefano Borgia, il cui "protetto", il ricercatore danese dell'antichità classica Georg Zoega trascorrreva la sua villeggiatura ad Albano, ad Ariccia, a Genzano e a Velletri. Anche molti viaggiatori stranieri che avevano come meta Roma, e tra questi cito Friedrikke Brun, soggiornarono in questi posti svariate volte. Non risulta una rassegna dei lavori fin qui svolti sulle residenze e sulle ville dei periodi seguenti, compreso il periodo dal 1800 ca., in cui vengono costruite una serie di residenze neoclassiche. Nell'Ottocento la zona divenne sempre più dipendente da Roma: dopo il 1850 vennero costruite le ferrovie, e nel nostro secolo la zona ha assunto il carattere di una specie di periferia della capitale con l'incontrollata vertiginosa crescita degli edifici e delle case per un grande numero di pendolari. In lotta contro il tempo si tenta di salvare le parti verdi, addatte al tempo libero, di questo grandioso paesaggio vulcanico, ed è perciò importante, occupandosi dello sviluppo storico delle città dei Colli Albani, tener ferma l'attenzione sui valori storici, architettonici e della pianificazione, che corrono il grosso rischio di essere sacrificati ai veloci cambiamenti.
Le ville del Rinascimento con i rispettivi giardini vennero create secondo modelli antichi e, come citato, ripeterono il reciproco scambio con la grande città. Le ville e i loro arredamenti rappresentano l'elemento centrale della ricerca nell'ambito della storia dell'arte e dell'architettura, ma creano anche un campo d'interesse di carattere storico culturale di grande importanza: lo stile di vita delle famiglie aristocratiche nel corso di molte centinaia di anni. Ci sono così delle significative prospettive interdisciplinari in uno studio diacronico del reciproco scambio tra l'unità geoculturale, costituita dai Colli Albani, e Roma. Come zona di studio è scelto un cuneo fuori da Roma, che comprende Velletri e Lanuvio a sudest. Grazie a questo la Campagna compresa tra Roma e i Colli Albani, con le grandi ville imperiali e la storica rete stradale (Via Appia), è importante per la comprensione delle relazioni tra Roma e il suo entroterra sud nel corso di oltre duemila anni. Nella scelta di questa delimitazione, la zona ricca di ville compresa tra Tuscolo e Frascati, non è il principale comprensorio di studio, ma è chiaro che questo (come quello di Tivoli) giocherà un ruolo importante come zona di controllo.
Il progetto sulla villeggiatura va naturalmente visto in relazione con
il suddetto scavo danese/nordico della villa romana sul lato sud del lago
di Nemi, ma il progetto può anche essere visto come a sè stante nell'ambito
di una zona trascurata dalle ricerche, che potrà riunire tra l'altro un
ampio ventaglio di ricercatori nordici intorno ad un complesso di problematiche
centrali nell'ambito degli studi umanistici a Roma.
back