Il progetto di scavo a Nomentum

L’anno scorso l’Accademia di Danimarca ha cominciato, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per il Lazio, gli scavi nell’area del foro della antica città di Nomentum, in località Romitorio, Comune di Mentana. La città è ubicata dove è oggi l’abitato di Casali di Mentana, a un chilometro e mezzo ca. a sud di Mentana e il cui sviluppo urbanistico si è concentrato intorno agli anni Sessanta e Settanta del Novecento.

Il progetto comprende tre campagne di scavo articolate negli anni dal 2007 al 2009, ed è stato finanziato dalla fondazione Carlsberg in Danimarca. I lavori sono diretti dalla vicedirettrice dell'Accademia di Danimarca, dott.ssa Birgit Tang, la dott.ssa Charlotte Steffensen e la dott.ssa Christina Trier.

La finalità delle ricerche è localizzare, datare ed effettuare la registrazione del foro e delle eventuali strutture circostanti.

L’antica città di Nomentum è ubicata al chilometro 21,500 della via Nomentana che da essa prende il nome. Si trova in tal modo ai confini fra il Latium Vetus e la Sabina, e non si sa con certezza se la città sia di origine latina o sabina. Secondo le fonti antiche fu conquistata dal re di Roma, Tarquinio Prisco (Dion. Hal. III.49; V.61), e infine incorporata nel territorio romano dopo la sconfitta della Lega latina da parte di Roma nel 338 a.C. In seguito Nomentum ottenne lo status di municipio (civitas optimo iure), retto da un dittatore (Liv. IV.22; VII.14). Vari autori antichi di età imperiale riferiscono della fertilità della campagna e dell’alta qualità del vino prodotto nel territorio, tra questi Plinio il Vecchio e Columella (Plin. Nat.Hist. XIV.23; XIV.48. Columella, De re rustica III.3.3). Sempre da queste fonti sappiamo che personaggi di stato sociale elevato, tra cui per esempio Seneca, avevano possedimenti nella zona.

La tradizione vuole che la città sia stata distrutta dai longobardi nell’VIII secolo (dal re Liutprando 712-744).

La ragione di questo nuovo progetto di scavo risiede nel desiderio di continuare le ricerche scientifiche dell’antica città, iniziate con gli scavi intrapresi dalla Soprintendenza nel 1969 e nel 1975, quando furono localizzati, per esempio, diversi tratti delle mura; quelli in parte leggermente a sud dell’area del foro, numeri 42 e 43 nella pianta, sono da interpretarsi probabilmente come opere di sostruzione, laddove quelle in parte sulla scarpata meridionale della collina di Montedoro fanno parte delle mura urbane. Qui ci sono anche i resti della base di una torre. Queste mura vanno datati tra la fine del IV e gli inizi del III sec. a.C.
pianta dell'area
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Il foro venne localizzato durante i lavori di costruzione del dopoguerra. Nella particella 10, che si vede in pianta, sono stati rinvenuti, ad una profondità di 2 metri, resti di rivestimenti costituiti da lastroni di pietra calcarea. Inoltre è stato localizzato un tratto di strada ricoperta di basoli, ad indicare che la via Nomentana taglia in due il foro. In generale ci sono tantissimi reperti dall’area, per lo più derivanti da strutture architettoniche e da opere scultoree. Di grande importanza è un muro in opera quadrata, con ambienti posti lungo quello che doveva essere il lato lungo nordoccidentale del foro, il punto 38 nella pianta. È probabile che questi resti derivassero da un edificio pubblico. Sulla base delle sporadiche strutture rinvenute, Corrado Pala nel 1976 (Nomentum. Forma Italiae, Regio I, vol. XII) ha ricostruito il foro le cui dimensioni dovrebbero essere di circa 46-50 metri di larghezza e 70-100 metri di lunghezza.

La zona scelta per lo scavo si suppone possa includere l’angolo sudoccidentale del foro, ed è posizionata immediatamente a ovest dell’area del foro già identificata.
Rapporto 08
Rapporto 09 Fastionline